domenica 14 novembre 2010

Furbizia tricolore

Le vicende politiche e istituzionali del nostro Paese ci regalano un teatrino sempre più deprimente. Storie e storielle. Un paese intero che si ritrova a disquisire tra plastici e pettegolezzi. Dei problemi veri, contingenti, urgenti non se ne parla. Meglio approfondire e cercare di capire chi è Ruby, la sua storia e se ha avuto storie di sesso col nostro Presidente del Consiglio. Dal bar al circolo, dai luoghi di lavoro ai campi sportivi tutti, prima o poi, si trovano a dire la propria su B. Qualcuno pensa che è stato capace di cambiare l'Italia, in tanti lo indicano come il colpevole ma, a mio avviso, il punto non verte sulle presunte colpe del vecchio. Lui ha usato la sua intelligenza per cavalcare i valori che nessuno confessa ma che molti applicano nella loro vita, dalla famiglia al mondo del lavoro. Nella nostra cultura uno dei grandi problemi è che qualsiasi cosa accada, qualsiasi problematica venga affrontata, la prima domanda è: “Di chi è la colpa?”. E chi se ne frega di chi è la colpa. Il punto non è quello. La colpa serve per definire un “senso di” e per aprire sterili quanto inutili dibattiti che tanto appassionano la morbosa curiosità e irrefrenabile istanza di giudizio di cose altrui. Diverso sarebbe chiedersi di chi è la “responsabilità”, termine a noi quasi sconosciuto, a partire dall’educazione dei figli che in età matura hanno sempre una mamma che li protegge. La responsabilità a differenza della colpa richiede che qualcuno risponda delle proprie azioni in prima persona a differenza della colpa che richiede un’espiazione. Ecco perché la responsabilità risulta assai indigesta. Perché semplicemente non ammette, a differenza della colpa, giustificazioni, scappatoie e recite teatrali. Purtroppo i responsabili della cosa pubblica e tanti liberi e privati cittadini sono attori e abbracciano con tutto il cuore un valore che solo nel nostro Paese è largamente condiviso: la furbizia. Non solo nel gioco e nello scherzo ma nell’impalcatura delle responsabilità istituzionali. Fregare qualcuno non è giusto né bello, ma se questo viene fatto con furbizia la disapprovazione formale viene accompagnata da un sorriso che plaude e al gesto e all'abilità del furbo. E' un concetto semplice profondamente radicato nei nostri usi e costumi. Il nostro presidente del consiglio e tantissime figure che rivestono ruoli importanti nelle nostre istituzioni incarnano alla perfezione questo modo di essere. Purtroppo è uno dei tratti caratterizzanti l'italianità che tanto fa sorridere chi non vive in Italia.

giovedì 28 ottobre 2010

Radicondoli

Ero stato tante volte a Radicondoli. O meglio, ero passato tante volte, sempre in bici sulla bellissima rotta Castagneto Carducci - Siena: 107 km di Toscana pura.
Questa volta ci sono andato per un articolo per Itinerari e Luoghi. Luogo imperdibile per chi vuole conoscere la Toscana più autentica. Il tema è la "lontananza". Il primo distributore di benzina è a 12 km. Per andare dal ferramenta o dal meccanico bisogna arrivare a Colle Val d'Elsa (25 km). E questa lontananza ha segnato, nel bene e nel male, il volto di Radicondoli. Talvolta impegnativa per chi ci vive, bellissima per chi la scopre in viaggio. E' una terra calda che sbuffa vapori e si nutre di energia geotermica. Il calore della terra riscalda le serre dove si produce basilico in quantità industriale. A Radicondoli la colazione si fa al circolo ACLI e al Caffè Nazionale, la pizza si mangia alla Pergola. Per dormire in agriturismo La Fonte di Mauro e Emanuela è un'azienda familiare e accogliente (ottimo l'olio). Oppure si può andare da Giovanni e Giovanna al Podere Paugnano dove, insieme a 350 pecore, producono un leggendario pecorino. Per chi ama la pace, la tranquillità e una vista "totale" sui colli toscani, Il Bel Canto di Alessandra e Horst è un angolo di paradiso.
Per mangiare bene e spendere poco, il luogo comune più diffuso quanto raro, si va da Bernardino in località La Fornace. Non c'è neanche l'indicazione del ristorante ma nessuno rimane deluso. Gli amanti dell'arte luminosa scopriranno Ammos, il laboratorio di Ale e Viviana dove nascono splendide lampade.
Buon viaggio a Radicondoli, nel cuore della Toscana vera, dove non
si vendono souvenir e "prodotti tipici".

domenica 3 ottobre 2010

Ciclomundi a Siena


Dal 24 al 26 settembre Siena ha ospitato Ciclomundi, il Festival dei viaggiatori a pedali, forse l'unica manifestazione in cui la bicicletta diventa un fenomeno culturale. Ciclomundi è l'incontro di tante strade personali, un momento di forte condivisione che offre straordinari spunti di riflessione. Come racconta Anna Betti, assessore provinciale al turismo, "Abbiamo assistito ad una città invasa da un popolo colorito e sorridente di viaggiatori a due ruote provenienti da tutta Italia che hanno partecipato a dibattiti, tavole rotonde, spettacoli, escursioni a pedali e tanto altro ancora. Ciclomundi a Siena ha portato il profumo di terre lontane conquistate con lentezza e fatica da grandi ciclonauti come Claude Marthaler, lo svizzero che vanta al suo attivo due giri del mondo in bicicletta, o come Luis Marquina, lo spagnolo fondatore del Festival gemello “El mundo en bicicleta” di Burgos; ha fatto conoscere a migliaia di cicloturisti italiani le Terre di Siena, un paesaggio unico che regala mille possibilità per le due ruote; ha permesso di far incontrare la domanda e l’offerta del turismo in bicicletta grazie a tavole rotonde che hanno visto partecipare enti del turismo, tour operator e esperti a livello internazionale; ha fatto riflettere con dibattiti come “La bicicletta in tempo di crisi” che ha visto l’economista Tito Boeri dialogare con Chris Carlsson da San Francisco, guru del movimento internazionale Critical Mass, sul ruolo della bici per salvare l’economia, o sul valore della lentezza trasmesso dai camminatori-scrittori Enrico Brizzi e Wu Ming 2; ha fatto sorridere ed emozionare con il racconto, dalla voce nostalgica e vibrante di Bruno Pizzul, di aneddoti mirabolanti e curiosi del ciclismo eroico insieme agli aneddoti raccontati da Marco Pastonesi; ha divertito e appassionato con spettacoli di qualità come il reading di Giuseppe Cederna con le musiche dal vivo dei Têtes de Bois ispirato a “La mia prima bicicletta”, o come l’incontro di apertura dedicato ai primi pionieri a pedali dell’Ottocento; ha fatto incontrare viaggiatori a pedali che si sono scambiati consigli, suggestioni, idee per partenze future; ha consentito a una folla numerosa e interessata di conoscere realtà, associazioni, agenzie viaggi, riviste e aziende che operano nel settore del turismo a pedali in Europa grazie a un’area espositiva articolata".

martedì 3 agosto 2010

Le Frecce e il Tricolore


Il 24 luglio il lungomare di Castagneto Carducci era affollatissimo. Tutti - tranne pochi - a piedi e in bici per assistere allo spettacolo delle Frecce Tricolori. Evoluzioni e acrobazie nello spazio di un cielo infuocato d'estate. Nasi all'insù e occhi rapiti dalla magia del volo. La spiaggia diventa palcoscenico naturale di un evento che per un paio d'ore ha il potere di monopolizzare l'attenzione, un po' come accade allo stadio quando decine di migliaia di persone seguono le traiettorie di un pallone preso a calci. Giocare con aerei nel cielo non è proprio come giocare a scopone scientifico e l'abilità dei piloti emoziona e catalizza gli sguardi. Su questo non ci sono dubbi.
Quello che avviene in cielo racconta qualcosa di straordinario. Se lo sguardo si abbassa sotto la linea dell'orizzonte osserva cià che accade in terra. Corpi sudati e appesantiti sono l'esatta antitesi del volo. Raccontano la staticità di un popolo videodipendente che scopre il movimento solo in palestra. Tra tanti corpi invasi dall'adipe spiccano di tanto in tanto corpi costruiti in palestra, curati, usati per apparire. Corpi normali pochi. Già perché la normalità intesa come equilibrio, come sobrietà, come essere senza ostentare e apparire è un bene raro. Macchinette digitali e teleobiettivi trasformano in pixel le frecce tricolori. Alberto, dodici anni, aspetta il momento giusto perchè fotografa con una reflex analogica, dunque con pellicola (36 foto a rullino, non centinaia di scatti su un supporto digitale). Un nostalgico ultraquarantenne si fa spazio tra la folla con bandana e pantaloni mimetici, quelli che forse indossa quando gioca alla guerra con gli amici.
Alessandro, con me sulla spiaggia, dice che l'umanità, questa umanità, è diversa da poco tempo fa. Questo sarebbe l'anno di un gran cambiamento, sicuramente irreversibile. Forse ha ragione.
Questo percepisco sulla spiaggia attraverso lo sguardo.
L'udito regala qualcosa di indigesto. Una voce, con l'aiuto di altoparlanti da sagra della frittella, si fa spazio tra risacca, voci, urla e rombi d'aereo. Cerca di illustrare i numeri della pattuglia acrobatica. Indica i momenti adatti per scattare foto ricordo. Poi lascia spazio alle note dell'inno di Mameli e poi quelle di "Apocalisse Mò" (Apocalipse Now, ndr). E in quel momento l'emozione sale, sventolano i tricolori e i fazzoletti. Qualcuno si commuove. Per davvero.
E' in questo preciso momento che vedo la forza delle masse e la vulnerabilità dell'individuo. La massa, mano sul petto e groppo in gola è l'Italia, si sente italiana, si respira incenso patriottico. Gli individui sono quelli che dopo essersi commossi davanti alle frecce e al tricolore, tornano ad abbracciare i valori di una grigia quotidianità i cui simboli, le cui facce sono noti a tutti noi. Davanti al tricolore parte l'applauso generale. Contemporaneamente Alessandro si domanda: "Quanti di questi che applaudono pagheranno le tasse?"

E mentre la pattuglia fa i suoi numeri guardo gli aerei e penso che non sono costruiti per fare spettacoli ma per fare la guerra. Sono costruiti per uccidere. Sono la spettacolarizzazione della cosa più orrenda che sa fare l'uomo. Ma strappano applausi, evocano miti eroici tanto grandi quanto piccolo è il "superuomo".

Il ritorno a casa vede la massa tornare a piedi e in bicicletta perché, per un pomeriggio, Marina di Castagneto ha vissuto il sogno della pedonalizzazione. Fantastico: bambini, famiglie e villeggianti tutti a spasso. Tranne il nostro sindaco e le autorità che, in occasione di grandi e meno grandi eventi, utilizzano eleganti auto blu. Il sogno, come tutti d'altra parte, è breve. Ben presto il flusso delle auto invade le strade scontrandosi con tempi, spazi e movimenti di chi va a piedi e in bicicletta. Convivenza impossibile. Ne fa le spese un signore a piedi scalzi che si vede schiacciare il piede dalla ruota di un automobilista insofferente. Totò, con garbo avrebbe apostrofato il malcapitato "scalzo" accusandolo di avere messo il piede sotto la ruota. Ma il principe Antonio de Curtis non c'era e allora... Urla e bestemmie.
Andrea con moglie e bimbi pedala verso Donoratico. Tutta la famiglia è equipaggiata con casco. Mi avvicino e sottovoce gli dico: "Occhio, siete (siamo) fra i pochissimi a indossare il casco, una rarità... ci faranno la multa?".
Pedalo lentamente nel flusso infastidito da automobili e SUV che "chiedono" spazio e penso a tutte quelle persone che hanno paura di chiudere i centri abitati alle auto. O che forse divulgano la paura delle "inutili pedonalizzazioni".

A un certo punto è un'ambulanza a chiedere insistentemente strada. Passa con difficoltà aprendosi un varco nella folla. Immediatamente, con prontezza, prima una, poi due auto si accodano all'ambulanza sfruttando la scia dell'emergenza per andare più forte degli altri. Al volante gli stessi che pochi minuti prima si commuovevano all'inno di Mameli e applaudivano al tricolore.

martedì 13 luglio 2010

Ombra della Sera

Naviga sulle onde di terra della Val di Cecina, aggrappata alle fragilie franose balze. Volterra è scolpita come un'icona dell'impermanenza. Forte e fragile, proprio come le umane storie. Si racconta con le mani di artisti e artigiani che riempiono il vuoto con forme di alabastro, pietra chiara, morbida e lucente. Volterra è un luogo antico che si dilata nel tempo. Lo spirito di questo luogo trova la sua sintesi nell'Ombra della Sera, scultura bronzea di circa 57 cm, capolavoro moderno realizzato circa 2300 anni fa da un artista etrusco cha ha dato sostanza all'ombra di una figura umana all'ora del tramonto. Fra 2300 anni sarà ancora un'opera rivoluzionaria nella sua semplicità, nel suo silenzio che si allunga tra l'alba e il crepuscolo di un giorno senza fine.
Il lavoro su Volterra sarà pubblicato nel mese di settembre su Itinerari e Luoghi.

lunedì 12 luglio 2010

News in pillole


"Che calore...che calore comm' coce 'o sole cantava Pino Daniele" e di questi tempi FA CALDO, notizia fondamentale che merita l'apertura di tutti i TG Nazionali. Tutto regolare fino all'autunno quando ci "informeranno" che PIOVERA' MOLTO. A dicembre invece FARA' FREDDO. Ecco anticipate le principali notizie per i prossimi mesi.

Quanto al mio lavoro gli ultimi shooting fotografici per relativi articoli sono avvenuti tra Volterra, Città di Castello e la Stiria (Austria). Luoghi di grande interesse e soprattutto incontri con persone capaci di raccontare il territorio al di là degli stereotipi. I lavori verranno pubblicati su Itinerari e Luoghi.

Merita segalazione il nuovo sito web di Vittorio Sciosia (www.vittoriosciosia.com), very close friend of mine, amazing images builder. Lui è napoletano come me e come me ora vive in Toscana, a Livorno. In questo momento sta lavorando a Ischia.

Infine una nota confortante. Dopo aver pubblicato su questo blog il Domenico Finiguerra Pensiero ho avuto la fortuna di incontrarlo, il 10 luglio, a Donoratico in occasione di un incontro pubblico organizzato dalla Sinistra per Castagneto. Il sindaco di Cassinetta di Lugagnano era in compagnia di Alessio Ciacci, assessore all'Ambiente del comune di Capannori. Che meraviglia ascoltare due politici giovani che non parlano il politichese, che amano il confronto, che rispondono alle domande, che ascoltano le osservazioni, che non hanno la verità in tasca, che sono sinceri, che non si muovono con auto di rappresentanza, che prima di prendere decisioni o attuare programmi incontrano spontaneamente (non obbligati da democrazie partecipate di convenienza) i loro cittadini verso i quali si muovono con la consapevolezza di lavorare al servizio della collettività, non per altro. Domenico ha usato poche parole per spiegare i punti su cui si basa l'amministrazione del suo territorio. Alessio in estrema sintesi ha raccontato come avviene la raccolta differenziata a Capannori.
Ecco alcune riflessioni a caldo:
- Nessuna parola di circostanza, essenzialità, contenuti. Ma soprattutto sobrietà, intelligenza al servizio della gente, semplicità nella comunicazione. In buona sostanza per me che ero ad ascoltare ossigeno, spazio mentale, una ventata fresca nella putrida palude che caratterizza la nostra quotidianità politica.
- Nessun amministratore del mio Comune presente. Non mi sarei aspettato il mio sindaco o i miei assessori al tavolo dei relatori in quanto non formalmente invitati dagli organizzatori ma seduti tra il pubblico, giusto per "ascoltare" ed eventualmente fare domande. Magari interessati a qualcosa di virtuoso che viene fatto altrove che si potrebbe fare tranquillamente anche qui ma che evidentemente si ignora. Ignorare significa essere ignoranti che, a differenza di quanto si pensi non è una brutta parola. Il problema non è essere ignoranti ma decidere di rimanere tali, anche perchè quando accade questo e si parla di qualcosa che riguarda la collettività è molto probabile che si diventi arroganti. In buona sostanza è ignorante chi rimane seduto senza salire sui treni-opportunità che gli passano davanti. Domenico Finiguerra e Alessio Ciacci, o meglio, le loro esperienze, sono treni preziosi ignorati dai miei amministratori. Mi auguro che Chiara, Fulvia, Paolo e la Sinistra per Castagneto continuino a mantenere attiva la linea ferroviaria e creare belle opportunità di conoscenza per le persone che vivono su questo territorio.
- Ho apprezzato Domenico Finiguerra per una provocazione, che poi tanto provocazione non è, rivolta alla Sinistra per Castagneto. Perché chiamarsi ancora sinistra, perché identificarsi ancora nella falce e il martello (aggiungo io)? Perché vestirsi con abiti, marchi e simboli che ti ghettizzano e soffocano le tue potenzialità. Cosa costerebbe coltivare i valori fondanti della Sinistra utilizzando una comunicazione senza incastrarsi in nomi e simboli che soddisfano solo un'esigenza di appartenenza ignorando la propria missione? Domenico l'ha detto chiaramente e semplicemente: "Se mi fossi presentato col simbolo della Sinistra per Cassinetta non sarei qui a parlare con voi". Questo dovrebbe far riflettere. E occhio, riflettere non significa chiudersi sulla rocca degli irriducibili cercando dialogo solo con chi è disposto a venirti incontro. Riflettere in questo caso significa intendersi onestamente sulla priorità di certe cose. E' molto tempo che, quando ne ho la possibilità, lancio idee agli amici della Sinistra per Castagneto sull'opportunità di abbandonare battaglie ideologiche per spingere sull'elaborazione, la comunicazione e la proposizione dei contenuti. Forse è arrivato il momento di staccarsi serenamente dalla forza comunicativa dei simboli e dei marchi e lavorare di più sulle persone e sulla capacità di relazione. Se no tutto rimane molto autoreferenziale e, soprattutto, si pecca di presunzione. E soprattutto si rimane a fare filosofia nel proprio circolo, perdendo sempre e comunque, criticando il resto del mondo e piangendo sul degrado culturale e umano in cui viviamo. Vincere la competizione elettorale è una responsabilità verso i propri elettori.
Uso una metafora per spiegarmi meglio. Per anni, e ahimé tuttora, faccio estrema fatica a presentarmi in giacca e cravatta. Da ragazzo ne avevo fatto una questione di principio, ora, più semplicemente non provo simpatia per l'oggetto cravatta. Se è vero - come è vero - che non è l'abito a fare il monaco perché insistere a vestirsi di Sinistra, rossi, con falce e martello (oppure senza cravatta) anziché coltivare i nostri valori e usare l'intelligenza, come ha fatto Domenico Finiguerra, per abbattere barriere e muri altrimenti insormontabili?
Apertura, intelligenza, voglia di crescere significano essere disposti a cambiare, essere disposti al confronto, anche mettendosi realmente in discussione.
Ancora grazie a Domenico e Alessio per i loro contributi.

sabato 17 aprile 2010

Esiste un'altra Italia

Domenico Finiguerra è uno dei pochi sindaci del nostro Paese che riesce ad amministrare il proprio territorio lontano dall'aridità che caratterizza la classe politica che ci "rappresenta" tenendosi molto, molto lontano dalle logiche di partito e di appartenenza. Affronta le tematiche comuni lavorando sui contenuti senza pensare a gestire il "consenso". "Esiste un'altra Italia" è una sua riflessione su cui vale la pena soffermarsi. Buona lettura.

Con questa lettera mi rivolgo ai 1800 cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ai frequentatori del mio sito internet, ai miei contatti sui social network, ai 30 mila aderenti alla Campagna Stop al Consumo di Territorio, ai 420 mila sostenitori dell’Acqua Pubblica, alle migliaia di persone che ho incontrato in incontri pubblici, conferenze e dibattiti, ai miei colleghi, amministratori o politici.

Negli ultimi 8 anni sono state molte le occasioni per scrivere, commentare, riflettere a voce alta.
Ho condiviso con dei fantastici compagni di viaggio, il gruppo “Per Cassinetta”, protagonisti dell’esperienza di rinnovamento del nostro comune, l’orgoglio e l’onore di guidare Cassinetta di Lugagnano, la sua comunità e il suo territorio, nella difesa dell’ambiente, del paesaggio e dei beni comuni, per la terra e per l’acqua.
Ho condiviso la speranza e la volontà di contribuire alla costruzione di un futuro migliore e diverso per i nostri figli.
Insieme alla mia giunta ho sempre manifestato pensieri e idee con la massima sincerità.
Oggi, non posso non fare altrettanto.

Spesso i politici dicono e fanno cose con lo scopo di accattivarsi la simpatia dei cittadini elettori. Prestando molta attenzione a non urtare le sensibilità e le suscettibilità. Evitando scomodi argomenti che potrebbero far perdere qualche voto al loro partito.

Sono stato eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007 alla guida di una lista civica. Senza nessun legame con i partiti. Ma la mia storia personale e le mie idee mi collocano nella parte del campo che si contrappone (o sarebbe meglio dire dovrebbe farlo), all’attuale maggioranza di Governo guidata da Silvio Berlusconi e da Umberto Bossi.
Per l’affetto o per il rispetto che devo a tutti i cittadini di Cassineta e a tutti coloro che mi seguono in rete o che mi hanno ascoltato in qualche sala pubblica, cinema o teatro, è per me indispensabile manifestare apertamente il mio pensiero rispetto alla deriva culturale e all’impoverimento civile che sta interessando l’Italia.

Negli ultimi anni, lentamente, giorno dopo giorno, si è diffuso un amaro rancore preventivo nei confronti di chi è straniero, di chi professa altre religioni rispetto a quella cattolica, di chi è diventato nostro vicino di casa. “Andate via, a calci nel c…!”, “L’Italia agli Italiani!”,“Giù la mani dalle nostre donne, dal nostro lavoro, dal nostro crocifisso!”
Quante volte abbiamo udito queste frasi? Alla televisione, alla radio o in comizi elettorali.

Ma nelle ultime settimane l’accelerazione di questo processo e l’affermazione di prassi e comportamenti indegni di un paese che vuole definirsi civile, ha assunto un carattere davvero insopportabile. Ha cominciato a coinvolgere in maniera diretta i bambini. E cosa ancor più grave, per me, ha visto sindaci e assessori agitare spettri e propaganda per far venire ai cittadini la bava del livore alla bocca, sperando di interpretare questi istinti primordiali e alimentare così il proprio consenso.

Un comune in Provincia di Verona ha lasciato a piedi i bambini (figli di stranieri) non in regola con il pagamento dello scuolabus. Così, se le porte del pulmino giallo si aprivano per taluni, per altri si chiudevano. “Tu sali! Tu resti giù!”

In un altro comune in Provincia di Brescia alcuni bambini (sempre figli di stranieri) non in regola con il pagamento della refezione sono stati lasciati a digiuno. Proprio così. Mentre i loro compagni venivano serviti con pastasciutta, bistecca e insalata, questi piccoli esseri umani si sono trovati davanti un semplice pezzo di pane e dell’acqua. Quando un imprenditore, volendo separare le sue responsabilità da quelle del suo sindaco, ha voluto saldare il debito per conto delle famiglie morose, gli sono giunti messaggi indispettiti, raccolte di firme contro la sua donazione. Perché? Perché si era azzardato a guastare il clima di ritorsione collettiva e vendicativa… a sporcarlo con un gesto di buona volontà?

Una vergogna. Una vera e propria vergogna. Ho provato ad immaginare mio figlio, seduto ad un banchetto. L’ho immaginato guardare il suo compagno mangiare ed abbassare lo sguardo, umiliato, senza sapere perché. Ho provato ad immaginarlo con lo zainetto in spalla tornare mestamente e a piedi verso casa. Il capo chino e l’etichetta di diverso sulla giacchettina.

Cari cittadini e cari amici,
di fronte a questi episodi, cartine di tornasole di cosa è diventato il nostro paese, non posso tacere. Non posso non gridare il mio disprezzo umano e politico per chi nell’intento di ottenere voti e approvazione, non riuscendo a far pagare genitori morosi, si inorgoglisce nel prenderne a calci i figli. Si inorgoglisce. Invece di mettere in campo un’azione doverosa di recupero e verifica dell’evasione, cavalca tale occasione per raccogliere i frutti dall’albero dell’insofferenza diffusa.

Io sento il dovere morale di dire e fare la mia parte. Innanzitutto non voltandomi, per opportunismo, dall’altra parte, diventando così complice. Corresponsabile morale di una classe politica di aspiranti gerarchi che cercano visibilità in un regime culturale fondato sulla ripugnanza, sull’egoismo e sulle povertà ideali e materiali. Sospinti da cittadini che hanno smarrito, sono stati spogliati o si sono liberati dei sentimenti di fraternità e pietà.

Sul mio sito si parla molto di temi ambientali. Ma di fronte ai respingimenti in alto mare di donne e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra, di fronte ai cadaveri di stranieri ammassati nel deserto libico perché non idonei ad avere un pezzo di carta, di fronte alle scene di razzismo e deportazione cui abbiamo assistito alcuni mesi fa a Rosarno, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di nucleare o risparmio energetico.

Di fronte alle rivoltanti e spregevoli parole di politici che incitano alla caccia al diverso, sia esso musulmano, nero o omosessuale, di fronte a questa deriva barbarica, che sta gettando le basi, e forse ha già costruito, una società della violenza, dell’invidia e dell’iperindividualismo, di fronte agli sguardi di giustificazione (se non addirittura di approvazione) delle parole cariche di retorica razzista, di fronte ai fatti prodotti da un clima che ricorda quello preparatorio dei tempi bui del nazi-fascismo, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di inceneritori o autostrade.

Di fronte al degrado civile e morale del mio paese, l’Italia, che sta mostrando in questi giorni il suo lato peggiore, mi sento in dovere di manifestarvi tutto il mio disagio e la mia indignazione. Affinché tutti voi sappiate da che parte sto. Anche se, e ne sono consapevole, ciò comporterà da parte di alcuni di voi, ma spero di pochi, l’abbandono di sentimenti di simpatia nei miei confronti.

Ma ciò che io vi chiedo non è la simpatia. Osservando insieme a voi gli occhi di un bambino che implora pietà su un gommone o quelli di un uomo abbassato su una pianta di pomodori, ciò che io vi chiedo è la comprensione e la solidarietà, per loro.

Da pochi giorni è passata la Pasqua. La gran maggioranza di voi ha festeggiato la Resurrezione di Gesù. Lo stesso Gesù che se fosse nato oggi, in Italia, magari in una catapecchia della periferia milanese, non sarebbe stato salutato con riunioni di gioia e cori di giubilo, bensì con presidi di protesta e cori razzisti.
Se siete credenti e cristiani e vi recate in chiesa tutte le domeniche, udirete parole che invitano all’amore. Ascoltatele.
Non prestate orecchio a chi, ostentando un fazzoletto verde nel taschino o una spilletta con uno spadone puntato in alto, a pochi metri del sagrato della chiesa, vi indica come unica strada da percorrere quella della paura, dell’odio e dell’intolleranza.

Pensate invece ai vostri figli e alle prossime generazioni. Cercate di non trasmettere sensazioni di lontananza rispetto a chi ha il colore della pelle diversa, a chi prega un dio diverso, a chi viene da un paese diverso. Perché non sarà né bello né piacevole per i vostri figli, vivere in un paese dove ci si guarda con diffidenza o indifferenza. Dove il pregiudizio annega ogni stimolo alla reciproca conoscenza. Dove il benessere individuale viene prima di ogni regola di giustizia sociale e collettiva.

Forse non ho nessun diritto di dirvi tutto questo, e mi scuso se ciò è vissuto da parte vostra come una sorta di predica. Ma io sono un sindaco e, seppur piccolo, sono un rappresentante delle istituzioni ed è bene che i cittadini che rappresento e quelli che si soffermano ad ascoltare ciò che dico e propongo in rete, sappiano quali sono i sentimenti che si agitano nel mio cuore.

Io sto dalla parte delle sorelle e dei fratelli stranieri. Quelli che arrivano disperati in cerca di speranza. Quelli che muoiono di stenti implorando accettazione. Quelli che sono sfruttati senza ritegno da delinquenti e criminali. Quelli che tutti i giorni accompagnano i nostri figli a scuola, quelli che curano i nostri anziani e che cureranno noi tra qualche anno, quelli che lavano i nostri gabinetti, quelli che si sporcano le mani di grasso per noi.

Io sto dalla parte dei bambini che non hanno colpa o peccato e che, pur avendo un genitore che non vuole o magari semplicemente non può pagare la mensa scolastica, hanno comunque diritto, come tutti i bambini del mondo, alla serenità e a vedersi riconosciuti pari dignità e diritti dei loro compagni di banco.

Io sto da questa parte e sarebbe bene che tutti, i piccoli e i grandi sindaci, gli assessori o i consiglieri comunali, le liste civiche, quelle democratiche, quelle progressiste, di centrosinistra o semplicemente di ispirazione civile o addirittura quelle di centrodestra che non condividono questa deriva di ostentata disumanità, così come i militanti, gli uomini di cultura, i blogger, i pastori, i cantanti, i contadini, i lavoratori, gli imprenditori,i cittadini, insomma tutti quelli che stanno da questa parte, liberassero i loro pensieri e li proponessero con fierezza, a dimostrare che esiste anche un’altra Italia.

domenico finiguerra
sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Italia

Chi è Domenico Finiguerra? www.domenicofiniguerra.it
Terra, bene comune da preservare, piccolo libro in cui vengono affrontati con semplicità e chiarezza i temi del consumo di territorio e le diverse scelte operate dal Comune di Cassinetta di Lugagnano per la definizione di un Piano Regolatore/Territoriale a "crescita zero".